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beijing-airport.jpgUmberto Solimeno, dal 2012 Country Manager Italy di Air Canada, è stato appena rieletto presidente IBAR Italian Board Airline Representatives: IBAR riunisce oltre 100 compagnie aeree italiane e straniere, che nel 2014 rappresentano oltre l’85% del trasporto aereo in Italia, pari a 110 milioni di passeggeri trasportati. Grazie al suo osservatorio privilegiato, chiediamo a Solimeno di descriverci gli aeroporti del III millennio. “Chi transita oggi per il Changi di Singapore o per il Chek Lap Kok di Hong Kong fa fatica ad ammettere che svolgano la stessa attività di un aeroporto degli anni ’60 del secolo scorso. Mezzo secolo fa, gli aeroporti nascevano spesso da basi militari, erano rigorosamente in mano pubblica, collocati lontano dalle città. Oggi, dalle città si allontanano (vedi il Flughafen München Franz Josef Strauß che ha preso il posto del München Riem, nel 1992; identico destino del futuro Berlin Brandenburg), ma sono ottimamente collegati. All’epoca, le aerostazioni erano gestite dallo Stato, alla stregua di un bene pubblico; oggi sono in mano a imprese private: l’aeroporto di London Heathrow, ad esempio, è posseduto e gestito da Heathrow Airport Holdings Limited (prima nota come BAA British Airports Authority Plc), consorzio di imprese tra le quali i maggiori azionisti non sono britannici: l’iberica Ferrovial S.A. (25%), Qatar Holding LLC (20%) e la Caisse de dépôt et placement du Québec (13.29%). Una volta, il terminal svolgeva essenzialmente le funzioni di sbarco/imbarco passeggeri, ben rappresentate da un parallelepipedo che da un lato aveva i banchi del check-in e dall’altro i gate; oggi i terminal moderni si espandono verso il landside, perché accumulano servizi e facilities non strettamente collegate all’aspetto tecnico del volo. Per questo, dai corridoi stretti e lunghi, coi soffitti bassi, di una volta, siamo passati a grandi spazi interni, senza barriere architettoniche: l’aeroporto di Pechino-Capitale, il più grande del mondo (in foto), dispone della più grande struttura coperta mai costruita, progettata dall´archi-star inglese Sir Norman Foster. Da spazi chiusi e luci artificiali, dove si faceva fatica a distinguere il giorno dalla notte, siamo passati ad aeroporti dove la luce del sole è sfruttata al meglio, per dare calore e colore, e grandi vetrate rompono la barriera tra esterno e interno. Una volta il tempo trascorso in aeroporto, prima dell’imbarco, era tempo senza valore, speso stancamente in attesa dell’apertura del gate. Oggi gli aeroporti sono attrezzati per rendere l’esperienza del passeggero ricca e gratificante come quella vivibile in centro città: l’Aeroporto Internazionale Incheon di Seoul è dotato di campo da golf, centro benessere, pista di pattinaggio, casinò e pure di un Museo della Cultura Coreana. Nel 2030 si stima che i passeggeri che transiteranno negli aeroporti mondiali saranno più di 10 miliardi (oggi sono poco più della metà): con questi numeri, ovvio desumere che il futuro passi da qui".